
29 gennaio 1456
Si erano incontrati in taverna,in mezzo agli amici, alle chiacchiere di fine giornata, quando la schiena duole per il duro lavoro, ma lo spirito reclama la sua parte per cancellare la fatica e vedere visi amici che ti sorridono nonostante la stanchezza.
Lei aveva gia' notato altre volte il suo restare assorto in mezzo ad una conversazione, il suo sguardo a volte perso nel nulla o quel suo scribacchiare su pile di foglietti che sempre si portava dietro.
Poi qualche bevuta, le risate, le battute benevole sui presenti e a volte anche sugli assenti, amici che entrano, amici che escono e il tempo era volato via.
La testa le girava un po', forse una birra di troppo, e il campanile aveva suonato le 11, era ora di rientrare, il campo l'indomani non avrebbe aspettato.
Quasi da sole le parole le erano uscita di bocca :"Messer Cicuta, vorreste essere cosi' gentile da riaccompagnarmi a casa? non mi sento molto sicura."
E lui aveva accettato, ben sapendo che quell'innocente gesto gentile poteva venir frainteso dagli altri avventori li' presenti, ma la generosita' non si lascia intimorire da tali piccole cose e così erano usciti assieme nella fresca notte.
Lungo il tragitto qualche frase a mezza voce per non svegliare chi gia' dormiva nelle casa vicine, ma piu' che altro silenzi, chi ha patito per causa d'altri si riconosce pur senza parlare, ma il conforto in tali circostanze non richiede parole.
Arrivati all' uscio di casa un semplice grazie e l'augurio di una notte serena, sgorgati dal cuore e dal cuore accolti.
Si coricò serena, la testa leggera, per l'effetto di qualche birra, ma forse non solo per quello.
Addormentandosi seppe che per quella notte almeno, nessun pensiero cupo avrebbe turbato il suo sonno, per il momento non osava chieder di più al fato.
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