
La loro casa....una modesta, ma dignitosa piccola abitazione di due camere appena, che altro non serviva per assaporare la quiete e la tranquillità, dopo le lunghe giornate di lavoro.
La porta d'ingresso si apriva direttamente sull'ampia e luminosa cucina. Sulla destra il focolare, dove cucinare e che all'occorrenza riscaldava il locale, quando nella sua profonda bocca crepitavano gli odorosi ceppi.
Appesi da un lato cucchiai di legno e ramaioli e un vecchio paiolo in cui la zuppa sobbolliva, diffondendo il suo aroma.
Di fronte una cassapanca faceva da corona al lungo tavolo di quercia, levigato con cura e passato a stoppino per proteggerlo dai tarli.
Al centro del tavolo ingentiliva la stanza un boccale scompagnato che accoglieva fiori di campo.
Una credenza completava il semplice arredamento della stanza e conteneva le semplici stoviglie e custodiva,assieme ad alcune mensole, il cibo lontanto dalla portata dei pochi topi che sfuggivano al gatto di casa.
Per terra, lì vicino, qualche secchio per raccolgiere l'acqua e un grosso catino che all'occorrenza veniva usato per lavarsi.
Nell'angolo a sinistra una scala scricchiolante conduceva nell'unica altra stanza al piano di sopra.
Qui lo spazio era quasi del tutto occupato da un grosso e accogliente letto accostato alla parete, sul lato dove il tetto era più basso, e di quercia anch'esso, era stato costruito dalla stessa mano che aveva assemblato gli altri pochi mobili.
Il materasso era imbottito della soffice lana delle loro pecore, così come i cuscini, mentre un'allegra coperta colorata, ottenuta cucendo assieme ogni sorta di ritaglio di pezze, portava luce anche in quella stanza ricavata dal sottotetto.
Ai piedi del letto un vecchio baule conteneva i pochi abiti e una scatola in cui erano gelosamente conservate delle lettere legate assieme da un nastro.
Un'unica sedia su cui appoggiare i vestiti prima di coricarsi e un piccolo comodino che fungeva da appoggio per la candela che rischiarava i loro passi la sera erano tutto ciò che potesse contenere la stanza.
La luce del giorno entrava da 2 finestre, una si affacciava sul vicolo, mentre l'altra permetteva di osservare dall'altro il piccolo fazzoletto di terra sul retro della casa.
Questo era equamente suddiviso tra 2 razzolanti galline ed un piccolo orto, che curavano assieme nei momenti liberi.
Dall'altra finestra, sporgendosi appena, si poteva respirare il profumo della rosa rampicante che cresceva rigogliosa abbarbicata al muro, creando una macchia di colore per buona parte dell'anno.
Insomma, ai loro occhi quella era una reggia, e non sentivano la necessità di possedere altro, poichè, semplicemente possedevano l'uno il cuore dell'altro.
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