domenica 8 giugno 2008

Così ebbe inizio la storia




Ronaele ebbe i natali a Torino, in una modesta famiglia di artigiani,e trascorse la sua infanzia e giovinezza tra il focolare domestico e l'apprendimento delle arti femminili e l'assidua frequentazione della chiesa e l'aiuto ai piu' bisognosi.

Si sposò per amore, ma venne ricambiata con tradimenti e menzogne allorche' venne a sapere che suo marito aveva gia' una prima moglie abbandonata quando si stanco' di lei.

Subì la stessa sorte, abbandonata anch'essa per un altra donna, seppur non nobile,ma pur sempre si altro lingaggio e ricca famiglia. Così, ingoiando l'orgoglio dovette tornare nella sua casa natale.

La sua famiglia l'accolse nuovamente in seno, ma le impose una clausura forzata nel focolare domenstico, nella vana e ingenua speranza di salvarla dalla maldicenza e dalla falsa compassione della gente.

Quell'amorevole prigionia pero' mal si addiceva al suo spirito solare, sicchè la vergogna pur senza la colpa e il desiderio di un futuro piu' roseo acuirono il suo coraggio e le infusero la forza di abbandonare l'amata famiglia e la sua città.

Giunse a Chiavari in pieno inverno, era il 10 gennaio 1456, dove trovò un clima che prima di allora aveva sentito, non avendo mai in vita sua oltrepassato il Po, e basto' l'assenza delle nebbie piemontesi e l'accoglienza dei cittadini a farle sperare che lì avrebbe potuto rifarsi una semplice vita, seppur nella solitudine del cuore.

Le giornate iniziarono così a susseguirsi l'una all'altra, lunghe e faticose, ma pur sempre in suo possesso, dacchè non doveva render conto a nessuno, se non a se stessa, delle sua azioni. E il sopraggiungere della sera la trovava stanca del duro lavoro, ma soddisfatta e orgogliosa per ciò che aveva avuto il coraggio di fare: lasciare tutto nella prospettiva di una vita nuova e felice della libertà acquisita.


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