18 marzo 1456
Il tempo sembrava non trascorrere mai nella piccola cella, la mente sempre occupata, il cuore sempre agitato, così decise di rendersi utile aiutando le monache nel lavoro dell'orto. In fondo se le mani erano occupate la mente meno facilmete si sarebbe persa in pensieri inutili.
Non aveva comunque l'obbligo di presenziare ai pasti nel refettorio comune, pertanto spesso, almeno di giorno, si sedeva in giardino dove consumava il suo frugale pranzo nel tiepido sole marzolino.
Fermatasi dunque per consumare il suo pranzo, la schiena appoggiata ad un rugoso tronco e il tiepido sole che le accarezzava il volto, i suoi pensieri, ostinatamente, la riportavno ad un altro luogo, dove, però, da qualche giorno non osava più andare, per timore di....per timore...
Non vi era un motivo preciso che giustificasse quella sensazione, o forse si e il silezio che era calato improvviso era foriero di cattivi presagi.
Ma questo non l'avrebbe fatta desistere Sono una precisa, diretta richiesta sarebbe stata la sola cosa capace di congelare ogni cosa lì dov'e si era arrestata, poichè mai avrebbe potuto cancellare o dimenticare. Inorridiva solo al pensiero di poterlo fare e comunque sarebbe equivalso ad una menzogna che non era disposta a sopportare neppure con se stessa.
E come una marchio impresso a fuoco, richiamato dalla memoria, il solo ricordo di pochi attimi passati bastò ad imporporale le gote e ad accorciarle il respiro.
Solo una cosa era certa, non avrebbe dimenticato.
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