venerdì 13 giugno 2008

Oh miei sospiri ardenti


25 aprile 1456
Era da quella mattina che le risuonava i testa una melodia ed era tutto il giorno che cercava di ricodare dove, o quando l'avesse sentita. A dire il vero erano poche note, e ancor meno le parole che ricordava, ma nella sua memoria erano associate a qualcose di bello di giosioso.
Poi, quasi all'improvviso, un 'immgine prese forma e risalì alla memoria dai suoi ricordi di bambina.
C'era una fanciulla, il volto radioso, raccoglieva dei fiori, si delle margherite, e cantava con voce soave, lo sgurdo perso in qualcosa che solo lei poteva vedere.
Allora non aveva capito, non poteva, era piccola, il significato di quelle parole, ma ora, quel poco che ricordava, acquistava un valore inestimabile e tutto le fu chiaro.
Non voleva, no anzi non poteva permettere che quella melodia andasse di nuovo dimenticata, ora che si accordava così bene al suo stato d'animo, così prese carta a penna e completò di getto con parole sue, quello che la memoria non le restituiva.

O miei sospiri ardenti,
nunzi del cor, gridate,
poichè silenzio più non si addice
da che la gioia abita in me.

O miei sospiri ardenti,
nunzi del cor, gridate,
gridate voi lieta novella,
sia manifesto il mio desio.

O miei sospiri ardenti,
nunzi del cor, gridate,
dolci catene m'hanno legato,
mai prigionia più lieta fu.

O miei sospiri ardenti,
nunzi del cor, gridate,
gridate voi, gridate voi,
gridate, nunzi del cor.

Posò la penna, quasi non rilesse il suo lavoro, lo viveva, così soddisfatta e col sorriso sul volto, senza smettere di cantare, uscì nella sera e si avviò in taverna.

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