23 marzo 1456
Non era così che aveva immaginato di trascorrere la Pasqua.
Con i postumi di una vergognosa ubriacatura, di cui poco ricordava, la bocca un po' impastata e un cerchio alla testa.
Era entrata in taverna, la sera prima, per salutare gli amici e fare gli auguri per la Pasqua, poche parole scambiate con i presenti, dopo di che tutto era confuso. Di sicuro, sorretta da una mano amica, era uscita dalla taverna molto, troppo in fretta e causa di una forte nausea, seguita da sguardi tra il divertito e il rimprovero, almeno così le era parso. Soprattutto di due occhi temeva il giudizio, ma non era in effetti in grado di ricordare granchè.
Dato che di lavorare non se ne parlava, e comunque era anche la domanica di Pasqua, si augurava che un po' di aria fresca le avrebbe fatto bene, così decise di andare nell'unico luogo che le desse serenità in ogni momento e circostanza.
Le campane suonavano a festa, ogni rintocco una martellata nella sua testa. Sarebbe andata a messa restando nell'ombra sul fondo della chiesa e uscendo possibilmente prima di tutti, e poi via di corsa.
Conosceva la strada anche ad occhi chiusi, perciò si incamminò, poche certezze e molte speranze, grata, ancora una volta, anche se per tutt'altro motivo, che il luogo in cui si stava dirigendo fosse isolato, poichè non aveva alcun desiderio di farsi vedere in quello stato.
Un giorno di riposo le avrebbe di certo giovato, e se la mente le si fosse un po' schiarita, ne avrebbe approfittato per scrivere anche qualche lettera.
L'aria fresca, iniziava a produrre i suoi benefici effetti, la nausea stava passando(certo tutto quell'incenso in chiesa non l'aveva aiutata),e la giornata tutto sommato si prospettava gradevole.
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