lunedì 9 giugno 2008

Amore nascente

4-14 febbraio 1456
Nel frattempo le missive tra Cicuta e Ronaele continuvano con un'intensità sempre maggiore.
Crucci o preoccupazioni venivano condivisi e in tal senso alleggeriti, ma anche un senso di vicinanza, un legame che si fortificava,
tanto più che nessuno dei due sembrava conscio di ciò che stava accedendo.
Vi era una predisposizione naturale di entrambi all'ascolto dell'altro, senza desiderio di prevaricare, una comprensione che aveva
un che di magico, nella semplicità con cui aumentava di giorno in giorno.
Non vi erano forzature, note stridenti o malsana curiosità di carpire segreti che ognuno si sforzava di tener celati nel proprio animo.
Ma proprio per la pazienza e la tranquillità che pervadeva ogni loro incontro, induceva entrambi, ogni volta un po' di più, a rivelare
qualcosa di sè, per il naturale desiderio e bisogno di trovare un confidente adeguato per le pene che si portavano appresso.
Quasi un balsamo per lenire vecchie ferite, le cui cicatrici sarebbero si rimaste, ma forse un po' meno evidenti e appena un po' meno
pungenti.

Misto alla paura di lasciarsi andare, ma senza potersi in alcun modo oppore, il sentimento nato cresceva ad ogni incontro, ogni missiva.
La riservatezza, la timidezza ogni volta concedevano appena qualcosa in più, anche se nulla osavano più di qualche sguardo rubato in taverna
o di una passeggiata nella notte con la scusa di non rientrare a casa da soli.
Come un corso d'acqua che non trova impedimenti sul suo cammino, così giorno dopo giorno si scoprirono innamorati l'uno dell'altro, alimentando
l'uno nel cuore dell'altro quel sentimento d'amore che avevano, ognuno per le sue ragioni, cercato di sopprimere. Invano.

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