29 giugno 1456
Le elezioni si erano concluse, con la riconferma del sindaco già in carica.
Ora si augurava solo che gli animi si placassero un po' e si ritornasse al clima sereno in cui le serate in taverna erano fonte di svago e di allegria.
La giornata invero era trascorsa senza guerriglie interne e piccole frecciatine.
Ma la cosa che più la faceva felice erano i momenti che poteva trascorrere con Cicuta, momenti che negli ultimi giorni erano stati funestati dalle tensioni percepibili in città.
Non che tra di loro avessero mai da discutere, ma vi era una sorta di nervosismo palpabile nell'aria che sembrava impedire sereni rapporti tra tutti.
La sua gioia era si grande invece, quando tornando a casa dopo la notte al forno, veniva accolta da un tenero abbraccio che mai le veniva negato.
Proprio quella notte le erano passati per la mente alcuni pensieri, riflessioni che la mente fa mentre le braccia sono occupate al lavoro.
Cercare di metter tutti daccordo era cosa ardua, e spesso, nel tentativo di placare un animo, o di consolarne un altro aveva, invero involontariamente, ferito la persona con cui divideva il suo cammino.
Spesso, per cercar di compiacere gli "estranei" diamo per scontato l'amore che abbiamo, credendo che ogni nostra azione sarà capita solo perchè vi è un sentimento profondo.
Mai smettere di parlare, di comunicare, si augurava di aver capito la lezione.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento