giovedì 11 settembre 2008

Quella sera

9 settembre 1456
Per la cena di quella sera aveva preparato un pasto un po' più abbondante e sostanzioso per compensare la colazione frettolosa e il pranzo leggero che supponeva Cicuta avesse consumato mentre, ne era quasi sicura, rileggeva gli appunti presi al lezione del mattino.
La porta sulla via era aperta così riconobbe il passo familiare avvicinarsi a casa.
Gli andò incontro sull'uscio, curiosa di sapere come fosse andata la sua prima giornata in università e per accoglierlo con un abbraccio, ma fu costretta a trattenersi, poichè questa volta le tracce del suo passaggio alla stalla erano un po' più evidenti e "odorose".
Sul volto dell'amato un misto di emozioni: il sorriso per la gioia di essere a casa, le braccia aperte e le spalle un po' sollevate come a significare che era stato "costretto" a passare alla stalla, lo sguardo fintamente imbarazzato di un cucciolo che, consapevole di aver fatto una marachella chiede perdono per il semplice fatto di essere un cucciolo...
Provò per un attimo a mantenersi seria, ben sapendo in cuor suo che comunque sarebbe stata solo una finzione, e che mai sarebbe potuta essere in collera col suo amato, soprattutto per una sciocchezza poi, ma già le labbra si increspavano in un sorriso...
...non aveva mai saputo resistere ai cuccioli!
Così gli gettò le braccia al collo in un abbraccio, e, chiudendo la porta alle sue spalle pensò che forse prima di cena sarebbe stato meglio preparare un bel bagno...chissà se la tinozza era grande abbastanza?

Primo giorno di scuola

9 settembre 1456
Quel mattino aveva sentito un po' più di tramestio giù in cucina, nonostante avesse cercato di non far rumore, l'emozione per il primo giorno di lezione doveva averlo reso un po' nervoso ed impacciato.
Per nessun motivo avrebbe rinunciato ad augurargli il buongiorno, così, mentre scendeva dalle scale lo sorprese alle spalle - ”Mio signore, buongiorno...”
- “Mia signora ... buongiorno ... già alzata ? ... vi ho lasciato del fresco latte sul tavolo...”
Non potè trattenere un sorriso, notando che si era messo il vestito buono e aveva cercato di domare un po' la chioma ribelle, e sembrava quasi
che l'essere stato "scoperto" lo imbarazzasse un po'.
Ma il suo lieve rossore lo rendeva ancora più tenero ai suoi occhi e si accorse, un giorno in più, di quanto forte fosse il sentimento che provava per lui.
Poi però, si accorse una piccola imperfezione, che cercò di fargli notare senza aumentare il suo imbarazzo, e pur tuttavia non potendo non sorridere.
- “Pensavate forse che non vi salutassi oggi ? E' giorno per voi importante ... vedo che vi siete riassettato un po', avete fatto bene ... e ditemi avete pensato a tutto giù in stalla?”.
Mentre ascoltava, inutile negarlo, divertita, la risposta balbettante del suo amato, non potè non pensare che in fondo, un po' tutti gli uomini si assomigliano.
Lo aveva già constatato con suo padre e suo fratello, che prima indossavano il vestito buono e poi inspiegabilmente venivano attratti da un qualche lavoro "urgentissimo" che inevitavilmente finiva per lasciare qualche traccia, spesso indelebile, sul tessuto.
In questo caso, per fortuna, niente di così definitivo, solo le scarpe recavano tracce del suo passaggio nella stalla, e un po' di acqua alla fonte avrebbe cancellato il ricordo della Bianchina.
Quindi, prima che uscisse, gli posò un bacio delicato sulle labbra, sussurrandogli un augurio per la giornata.
Restò sull'uscio ad osservarlo mentre con passo svelto si dirigeva all'università, poi rientrò in casa per svolgere i suoi compiti.

domenica 7 settembre 2008

Di pranzi, di feste, di boschi e taverne

7 settembre 1456
Molto era succecco in quei due giorni in cui era tornata finalmente a casa, ma poco di tutto ciò può giungere ad orecchie estranee.
Ma una cosa poteva dirla: il suo signore si apprestava ad intraprendere gli studi nella via dello stato, e, pur avendo già potuto iniziare pochi giorni dopo la sua partenza per il ritiro, aveva invece atteso il suo ritorno, per condividere con lei anche quel nuovo successo.

Così, poichè per carattere era piuttosto schivo e riservato, pensò per buona parte della notte se fosse opportuno organizzare almeno un rinfresco per festeggiare l'inizio degli studi per i quali la sera precedente aveva fatto richiesta presso il consigliere del principe.
Si risolse per un doppio festeggiamento, il primo dei quali sarebbe stato strettamente privato.
Così, quella mattina, approfittando del fatto che lui si era recato alla stalla ad accudire gli animali, preparò un delizioso pranzetto con i migliori ingredienti reperiti al mercato e insaporito con gli aromi dell'orto, mettendo nella preparazione ancora maggior cura ed attenzione del solito.
Di ritorno dal mercato, nel frattempo, era passata in taverna dalla cugina per chiedere il suo aiuto nell'allestire un brindisi per quella sera per festeggiare il suo amato...la cugina era molto brava ad organizzare questo tipo di eventi.
Quindi, finito di cucinare, ripose tutto in un piccolo canestro di vimini, vi aggiunse una bottiglia di vino che teneva in serbo per le grandi occasioni, e prese una vecchia coperta dal baule.
Uscì di casa andandogli incontro alla stalla, e presolo sottobraccio, sorridendo, gli disse - Oggi vi porto a pranzo fuori!-
Non lo condusse nella direzione del frutteto (si diceva che fosse troppo "frequentato"), ma piuttosto andarono verso il bosco, dove sapeva esserci una piccola radura lontano da sguardi curiosi e indiscreti.
Avrebbe pensato più tardi a come convincerlo a passare in tavena per la piccola festa a sorpresa.
Così,in una tiepida domenica di fine estate imboccarono un piccolo sentiero e il verde fogliame, come un sipario, li celò al resto del mondo per buona parte del giorno.

Richiamo di casa

5 settembre 1456
Era ora di tornare a casa.
Ormai erano giorni che non riusciva più a prestare la giusta attenzione ai lavori che svolgeva al convento, e ancor meno agli insegnamenti che la suora erborista le stava impartendo.
Anche in quel momento sentiva solo a tratti la voce gentile dell'anziana monaca che con pazienza la stava istruendo "...che va applicato in forma di cataplasma....ma, bambina mia, mi stai ascoltando?"
"Perdonatemi sorella, ho la testa altrove" rispose arrossendo leggermente, in parte per non aver effettivamente ascoltato quello che le veniva detto, ma ancor più se ammetteva quali erano i pensieri che la distraevano, "credo che sia giunto il momento che io torni a casa".
Così abbracciò con sincero affetto la sua maestra di quei giorni, raccolse le sue poche cose, e dopo essersi recata a ringraziare la madre superiora per l'ospitalità ricevuta, uscì dal convento per tornare alla sua dimora e dal suo amato.
Aspettò giusto il tempo di essere fuori vista dell'arcigna suora portinaia, poi, senza pensarci troppo, si sollevò le sottane fino al ginocchio e iniziò a correre giù per l'erto pendio in direzione del borgo, incurante del fatto che quacuno potesse vederla.
Si ricompose solo in prossimità delle prime case, rinfrescandosi il viso al lavatoio alle porte della città e lisciando alla bene meglio le pieghe della gonna un po' sgualcita.
Era così emozionata che quasi le mancava il respiro, si sentiva avvampare il viso al pensiero di rivederlo, come fosse la prima volta e,appena consapevole del brulichio che animava i vicoli, scansava le persone che incontrava sulla via senza realmente vederle.
Presto sarebbe anche passata a salutare gli amici e la cugina alla taverna, ma ora la sua meta era una e una soltanto.
Camminò a passo spedito verso il quartiere degli artigiani sapendo che a qell'ora lo avrebbe sicuramente trovato lì.
Arrivata di fronte alla bottega si specchiò nella vetrina per controllare di essere in ordine e per calmare un po' il battito del suo cuore che le martellava all'impazzata nel petto, e non certo per la corsa, quindi sospinse la porta facendone tintinnare la campanella attaccata ed entrò sorridendo.
"Mio signore....."
...
Attese, col fiato corto e le gambe che quasi non la sorreggevano.
Sentì che il lavoro sul retro si interrompeva, e poteva immaginare il sorriso che si faceva strada su quel volto che aveva avuto impresso negli occhi e nel cuore per tutto il lungo mese di lontananza.
Era così dolce l'attesa di sentire di nuovo il suono della sua voce che provò quasi un senso di vertiggine, gli attimi sembravano eterni, dolorosamente, magnificamante eterni.
- “Mia signora ... bentornata" -.... le salirono lacrime di gioia agli occhi....mentre il cuore che le martellava nelle orecchie le fece perdere il resto della frase..... ma nulla aveva importanza, se non il fatto di essere di nuovo lì, e si gettò tra le sua braccia, cercando un bacio a cui nessuno dei due avrebbe detto "basta".

giovedì 4 settembre 2008

Notte

23 agosto 1456
Quella notte il convento era più silenzioso del solito.
Nella sue attese notturne aveva imparato a percepire il respiro di quei muri e la vita che racchiudevano.
Era seduta nel vano della finestra della sua cella, piccolo occhio sul cielo stellato, che le permetteva di vederla arrivare, ogni sera, da che era entrata in ritiro.
Anche quella notte lei era lì ad attenderla.
E la luna arrivò.
Dapprima il solo chiarore, poi il suo viso silenzioso e pallido comparve nel riquadro delimitato della finestra.
E come ogni volta la riportava da lui.
Restava a fissarla e ad ascoltarla finchè non scompariva dalla sua vista, e oltre.
Le affidava tutte le parole destinate al suo amato.
Poi un bacio della buonanotte, quindi si coricava, un giorno in meno di attesa, un giorno più vicina al momento in cui avrebbe potuto riabbracciarlo.

martedì 5 agosto 2008

Bianca luna


6 agosto 1456
Si svegliò nel cuore della notte.
Tutto era silenzio e immobilità.
Cercando di non fare rumore, si alzò piano del letto e scese in cucina, attenta che lo scricchiolio degli scalini non tradisse i suoi passi.
Aveva sete, ma non era stato quello a svegliarla, quanto piuttosto il richiamo ancestrale della luna, pallido lume,eppure faro nella notte, capace, con discrezione, di render nitidi i contorni del mondo.
Uscì sul retro della casa e lei era lì, come l'attendesse, muta compagna dei giorni a venire, piccola falce dipinta nel cielo, squarcio di luce argentea nel manto blu delle notte.
Un mese.
Un intero ciclo dell'astro a lei caro e il cui marchio portava impresso sulla spalla, sarebbe passato prima di rivederlo.
Eppure, anche nella distanza fisica, niente li avrebbe allontanati l'uno dall'altro.
La solidità del loro sentimento non sarebbe stata scalfita da quel periodo di separazione.
Lo sapeva, eppure un velo di tristezza le passò per un attimo davanti agli occhi, subito scacciato dal pensiero che l'attesa del ritorno
avrebbe amplificato la gioia del ritrovarsi ancora e sempre insieme.
Ogni notte avrebbe lasciato il suo messaggio alla luna, sorridendole come al volto dell'amato, sicura che, come dall'altro lato di uno specchio,il suo signore avrebbe fatto lo stesso. A lei, culla dei loro sogni, avrebbero affidato i loro sguardi, i loro sussurri, i loro desideri.
Mormorò un'ultima preghiera alla silenziosa signora della notte, poi si voltò per tornare nel tenero abbraccio che l'attendeva al piano di sopra.

martedì 29 luglio 2008

Temporale estivo

29 luglio 1456
Il temporale era passato.
Era iniziato in modo sommesso, un cupo brontolio, quasi timoroso di ciò che stava per accadere.
Le nubi si erano rapidamente incupite, assembrandosi veloci.
Poi i lampi: bagliori repentini a preannunciare lo sfogo.
Quindi i tuoni: roboanti e violenti,quasi che il cielo sgridasse la terra.
E infine la pioggia: un attimo prima grosse goccie sporadiche, pianto trattenuto a stento, e improvviso, lo scroscio, sfogo imperioso di potenza celeste.
Pochi minuti.
Un raggio di sole aveva squarciato le nubi,che leste si erano diradate su di un morbido tramonto
che languidamente arrossava ogni cosa.
Ronaele uscì nel piccolo orto a terrazza dietro casa che si affacciava sulle colline toscane.
Dal suolo odore di terra bagnata, nell'aria il cinguettio degli uccelli che, dopo essersi rifugiati,
tornavano a librarsi nel cielo.
Sorridendo osservava lo spettacolo della natura, magnifica rappresentazione della perfezione del creato, la pioggia al pari utile del sole, similmente alla vita, quando il pianto compensa i momenti di gioia, perchè essa sia apprezzata.
Per vedere l'arcobaleno è necessaria la pioggia

lunedì 28 luglio 2008

Malinconie

28 luglio 1456 http://intlforum.renaissancekingdoms.com/viewtopic.php?t=82425&sid=870d951d955caef658b5d60ac7578fda
Lo vide, seduto su di una roccia.
E, in silenzio, semplicemente, si sedette vicino a lui.
Fissava un punto indefinito all'orizzonte.
Lo sguardo di lei andò semplicemente, nella stessa direzione.
Cercò la sua mano e restò così, semplicemente.

martedì 22 luglio 2008

Nel suo abbraccio

Aprì gli occhi.
Era di nuovo notte, ma era a casa, nel suo letto.
Anche senza girarsi poteva sentire il respiro profondo e regolare del suo amato, che dormiva accanto a lei.
Dunque aveva sognato. Le sue più profonde paura avevano generato quel sogno, o meglio, quell'incubo.
Aspettò qualche attimo che il ritmo del cuore tornasse regolare, poi si girò lentamente, non voleva svegliarlo, e stette per un po' ad osservarlo.
Seguì con lo sguardo i lineamenti del volto, i tratti distesi nel sonno ristoratore, la piega della bocca accennava un sorriso.
L'incavo del collo sembrava fatto apposta per attirare i suoi baci, adorava affondarvi il viso, respirare il suo odore, inebriarsi del suo profumo.
Scese sulla spalla robusta e abbronzata, su cui era solita posare il capo ogno notte, per addormentarsi cullata dal battito del suo cuore.
Lui era lì, come aveva sempre promesso.
Come aveva potuto, anche solo in sogno, dubitare di ciò?
come aveva potuto essere così sciocca?
Era lì per lei e con lei.
Si avvicinò leggera e sussurrò in un soffio al suo orecchio due parole, che sapeva sarebbero arrivate direttamente al cuore e che solo lui poteva sentire.
"Grazie" mormorò ancora a fior di labbra, mentre già si rannicchiava vicino, lasciando che il suo braccio, protettivo anche nel sonno, la cingesse e l'attirasse a lui.
Ora poteva riaddormentarsi, sicura che gli incubi non sarebbero tornati.

L'incubo

E il sogno arrivò, anche se non era proprio quello che averebbe desiderato.
Era di nuovo al vecchio ulivo. Il volto pallido della luna si rifletteva in miriadi di pagliuzze argentate sul mare appena increspato, una leggera brezza giocava tra le fronde. Le era familiare quel luogo, a cui legava ricordi felici e meravigliosi, momenti che avevano cambiato il corso della sua vita.
Si guardò intorno,non poteva essere sola, lui doveva essere lì.
Con la coda dell'occhio colse un movimento che sfuggiva, nascondersi dietro il rugoso tronco.
Sorrise.
Un gioco.
Girò dall'altra parte , sicura di trovarlo, pronta a lascirsi andare tra le sue braccia, ma non lo vide.
Ecco, il movimento ora era un po' più in là.
Fece qualche passo per raggiungerlo, ma anche questa volta, niente.
Ogni volta che volgeva lo sguardo le pareva di scorgerlo, che fosse lui, invece tutte le volte si ritrovava sola.
Ad un tratto una nuvola minacciosa oscurò la luce della luna, all'improvviso ogni rumore tacque, tutto era immobile, anche la brezza dal mare non soffiava più.
Iniziò ad avere paura.
"Mio signore, vi prego, fatevi vedere, non vi trovo"-volgeva lo sguardo per ogni dove, affannata- "non mi piace più questo gioco, mi state spaventando".
Doveva essere lì, non poteva essere sola, glielo aveva promesso, non l'avrebbe mai lasciata.
Il cuore accelerò i battiti, ormai lo cercava dovunque, quasi che un filo d'erba, un sasso, potessero nascondelo.
Una lacrima, poi un'altra ancora " Aiuto, mio signore, dove siete?"

domenica 20 luglio 2008

Quella mattina

19 luglio 1456
Lo aveva sentito alzarzi, come ogni mattina, poco dopo essersi finalmente coricata. Ad occhi chiusi aveva risposto con un lieve mugolio e un sorriso ai teneri gesti con cui ogni volta le augurava il buongiorno prima di recarsi al lavoro.
Eppure quel giorno, allungando la mano nella metà vuota del letto, sperò di averlo solo immaginato, poichè, svegliandosi, provò un senso di solitudine che non riusciva ad allontanare.
Per un breve, lungo attimo, odiò il lavoro al forno, che con tanta passione svolgeva, ma che la obbligava a restar fuori buona parte della notte,rubandole momenti preziosi e insostituibili.
Da quando erano giunti a Montepulciano, così pochi momenti liberi avevano avuto, così pochi momenti in cui esser solo loro due.
Le mancavano le lunghe chiacchierate alla sera, di fronte al focolare, gli attimi durante il giorno rubati al lavoro o al pranzo,non avevano neanche più un loro posto "segreto" in cui darsi appuntamento per essere semplicemnte loro due, uno per l'altro.
Si spostò sull'altro lato del letto per assaporare e rubare il suo odore dal cuscino, ed improvvisamnte, calde lacrime iniziarono a sgorgare dai suoi occhi, rotolando lente sul suo viso.
Non provò a fermarle, era un pianto silenzioso, senza singhiozzi, quasi una pioggia d'autunno, nata come a lavare il suo cuore e i suoi occhi.
Restò per lungo tempo così, abbracciata al cuscino, semplicemente aspettando che si esaurisse da solo, e assaporando la spossatezza che sempre sopraggiunge dopo un lungo pianto.
E se anche per un attimo pensò ai lavori da fare, alle pecore da accudire, al pane da consegnare in taverna, tutto svanì, sostituito nuovamente dal sonno che le impose di chiudere ancora una volta gli occhi, gonfi di pianto, piccole lacrime, come diamanti, imprigionate tra le ciglia.
Forse, almeno, lo avrebbe sognato.

lunedì 14 luglio 2008

Nubi passeggere

Quando non erano assieme i suoi occhi lo cercavano sempre, e anche quella mattina lo scorse in lontananza mentre si recava alla stalla delle sue mucche.
E capì semplicemente dalla sua andatura che quello era uno dei giorni in cui una fatalistica malinconia lo coglieva, spingendolo a cercare la quiete della solitudine, dove i suoi pensieri potevano vagare liberi.
Avevemo parecchi modi per comunicare: parlavano molto, rubando qual e là attimi dal molto lavoro o alla sera nella tranquillità della dimora, ma anche con un semplice sguardo, un sorriso, o il silenzio sapevano rivelarsi tante cose.
E nei silenzi, che solo di rado faceva fatica ad accettare, potevano racchiudere momenti lieti o temporanei rabbuiamenti, ma mai mancavano di capirsi.
Da questi pensieri la sua mente la portò a pensare che invece non lo aveva mai visto piangere in sua presenza, mentre per contro tante lacrime aveva versato lei, sempre dolcemente asciugate da quelle forti mani che sapevano essere lievi come una piuma, le sua preoccupazzioni cancellate dalla calma che sempre emanavano le sue parole.
Stava già pensando di lasciarlo solo come sembrava desiderare, quando invece decise di ascoltare le sue sensazioni, e senza indugio si diresse alla stalla nella speranza di cancellare con la dolcezza di un abbraccio le nubi che oscuravano il volto e l'animo del suo amato.

sabato 12 luglio 2008

Novità in città


Da qualche giorno il borgo era in fermento e si respirava un aria di allegria.
La cugina Kikka aveva indetto un concorso per decretare i due abitanti più meritevoli della città, o per meglio dire, Ronaele lo aveva inteso tale.
In effetti era qualcosa di meno elevato, era più un gioco scherzoso per stabilire la dama e il cavaliere più belli di Montepulciano.
Lei inizialmente era stata un po' restia a partecipare a tale evento, ma poi in effetti si era decisa.
Che male poteva esserci nel portare un po' di allegria dopo molto giorni di tensione e polemica.
Così infine si era iscritta.
Aveva scelto con cura l'abito da indossare (non che avesse molto da scegliere, il suo guardaroba non era molto fornito, ma con un po' di ingenio e buon gusto era riuscita a modificare un abito che non metteva invero da un po' di tempo), si era pettinata con pazienza e si era recata alla "sfilata".
Era un po' in imbarazzo a camminare sulla passerella, mentre decine di occhi si puntavano su di lei, e il suo incedere inizialmente era un po' incerto.
Poi aveva preso un po' di coraggio ed ora la cosa non le dispiaceva troppo, anche se la timidezza era chiaramente visibile del colorito roseo che le imporporava la gote.
Non partecipava certo per il premio, ma per essere presente alla vita del borgo, così finita la sfilata, tornò a casa, ripose con cura l'abito nel baule e ritornò serena alla vita di tutti i giorni.
Il verdetto si sarebbe fatto attendere, ma la cosa non la preoccupava neanche un po'.

domenica 29 giugno 2008

Ora basta

29 giugno 1456
Le elezioni si erano concluse, con la riconferma del sindaco già in carica.
Ora si augurava solo che gli animi si placassero un po' e si ritornasse al clima sereno in cui le serate in taverna erano fonte di svago e di allegria.
La giornata invero era trascorsa senza guerriglie interne e piccole frecciatine.
Ma la cosa che più la faceva felice erano i momenti che poteva trascorrere con Cicuta, momenti che negli ultimi giorni erano stati funestati dalle tensioni percepibili in città.
Non che tra di loro avessero mai da discutere, ma vi era una sorta di nervosismo palpabile nell'aria che sembrava impedire sereni rapporti tra tutti.
La sua gioia era si grande invece, quando tornando a casa dopo la notte al forno, veniva accolta da un tenero abbraccio che mai le veniva negato.
Proprio quella notte le erano passati per la mente alcuni pensieri, riflessioni che la mente fa mentre le braccia sono occupate al lavoro.
Cercare di metter tutti daccordo era cosa ardua, e spesso, nel tentativo di placare un animo, o di consolarne un altro aveva, invero involontariamente, ferito la persona con cui divideva il suo cammino.
Spesso, per cercar di compiacere gli "estranei" diamo per scontato l'amore che abbiamo, credendo che ogni nostra azione sarà capita solo perchè vi è un sentimento profondo.
Mai smettere di parlare, di comunicare, si augurava di aver capito la lezione.

Ascolta la notte

28 giugno 1456
Le ombre pigramente si allungano, la sera cede il passo alla notte.
Tutto intorno il borgo si placa, la quiete diventa silenzio.
La porta è aperta sulla notte.
Di notte anche i piccoli rumori si sentono, quelli che di giorno vanno
persi nel tramestio che anima la città.
Così lei può sentire.
Ecco, là un cane abbaia alla luna, più vicino un bimbo piange, e si
ode un canto sommesso ad allontanare i suoi incubi.
Nell'aria profumi.
Erba tagliata e fiori di campo, si mescolano a fragranze di pane.
Il forno si arrossa di braci incandescenti e le sue mani impastano,
il pane prende forma, dove prima vi erano solo farina e acqua.
Quando gli altri dormono,lei lavora.
La notte le piace, non occorre parlare, solo ascoltare.
Ascolta i rumori, ascolta i silenzi, ascolta il vento, ascolta il suo cuore,
ascolta il respiro di un uomo, del suo uomo.
Ormai albeggia, si corica senza far rumore, la pelle odora di farina, e si lascia cullare dal ritmo cadenzato del respiro dell'uomo.
Presto lui si alzerà, così cerca il calore del suo abbraccio, che non manca mai di accoglierla al suo arrivo, anche se pare dormire.
Lei invece ancora non dorme,la notte scolora, ascolta sussuri, ascolta profumi.

venerdì 27 giugno 2008

Le imminenti elezioni

27 giugno 1456
Il suo forno stava procedendo bene, aveva venduto la prima infornata alla cugina per la sua taverna, e aveva deciso di produrre, come sua specialità, i biscotti di meliga di cui era golosa sin da bambina.
Nel frattempo il borgo era in subbuglio per le imminenti elezioni del nuovo sindaco e fazioni di ambo le parti si scontravano più o meno apertamente, oltre che onestamente.
A dire il vero una della due fazioni era più agguerrita, forse perchè in fondo non aveva la coscienza troppo pulita, e cercava, buttendo fumo negli occhi, di ottenere una ragione che invero non le spettava troppo.
Non che la prima amministrazione di Montepulciano si potesse considerare un totale fallimento, questo proprio no, ma molto punti sarebbero stati da rivedere, se solo qualcuno avesse avuto un briciolo di umiltà da ammetterlo, cercando magari anche i consigli di chi in quel campo era già un po' più esperto.
Ancora un paio di giorni e si sarebbero avuti i risultati definitivi, anche se per il momento sembrava che un nuovo sindaco si sarebbe insediato in munucipio.
Se così fosse stato, era già stata avvisata che i suoi consigli (frutto solo di buon cuore e per nulla di esperienza, era la prima ad ammetterlo) sarebbero stati preziosi e ben graditi, al punto che le era stato persino proprosto un posto come consigliera personale. E la cosa l apreoccupava non poco, in parte per timore di non essere all'altezza, ma soprattutto per la reazione che avrebbe potuto avere Cicuta, che nella sua tenerezza, non nascondeva un pizzico di gelosia, legata di sicuro al suo timore di perderla.
Ma questa è un'altra storia. Una storia di ferite passate, di silenzi e di segreti ancora celati nell'animo di quel tenero ma tenebroso uomo che le aveva rapito il cuore.

mercoledì 25 giugno 2008

Panetteria "La Briciola"


Erano stati giorni di grandi preparativi.
Tutto era iniziato un mattino, quando, aggirandosi come suo solito nel borgo, aveva scoperto un nuovo "tesoro".
Un piccolo, vecchio e un po' malconcio forno.
Se ne era subito innamorata, così in breve tempo era riuscita ad acquistalo, col desiderio di rimetterlo in funzione quanto prima.
Perciò ogni minuto libero da altri lavori lo trascorreva lì, pulendo, rassettanto, riordinando, mentre l'instacabile mastro Cicuta riparva scaffali, serramenti e quant'altro fosse da aggiustare.
E finalmente quel giorno tutto era pronto: le scorte di farina e legna sistemate nel retro, le scansie pulite e pronte ad accogliere i pani fragranti, le braci arrossate a riscaldare il forno.
Stava osservando orgogliosa tutto questo, quando si sentì cingere i fianchi da due robuste braccia, mentre una voce, al cui semlice suono vibrava, le sussurrava all'orecchio :" Mia signora, ho una sospresa per voi, chiudete gli occhi".
Obbedì sorridendo e si lasciò condurre fuori, e quando ne ebbe il permesso sollevò lo sguardo su....

..." Mio signore, è bellissima! quando l'avete fatta?immagino in questi giorni che io ero in ritiro? Ma tutto il lavoro che avete, siete riuscito anche a trovare il tempo per questo....io sono senza parole"
Così dicendo si voltò per sfiorare le sua labbra di un tenero bacio, che ringraziamento migliore non avrebbe trovato.
Poi accortasi di esser sulla pubblica via, arrossì leggermente, senza però riuscire a celare completamente un sorriso sbarazzino, per poi tornare all'interno del locale per assicurarsi un'ultima volta che tutto fosse pronto per l'inaugurazione de "La Briciola".

I giorni del ritiro

21-24 giugno 1456
I preparativi per rimettere a posto la vecchia panetteria erano stati faticosi, se sommati ai lavori che già normalmente svolgeva. Inoltre era da un po' di tempo che aveve trascurato lo spirito, così decise di prendersi quattro giorni di pausa, per un breve ritiro spirituale presso le monache del vicino convento.
Ne sentiva la necessità, anche se era al contempo rattristata della temporanea separazione da Cicuta che questo avrebbe comportato.
Perciò nei giorni seguenti decise di scrivere alcuni brevi pensieri che gli avrebbe dato al suo ritorno.

Primo giorno-sabato
Nessun bacio, nessuna carezza stamattina ad invitarmi dolcemente ad aprire gli occhi sul nuovo giorno.
E per un lungo inteminabile attimo ho temuto che ciò che fino ad ora è stato fosse solo un meraglioso sogno, ma pur sempre solo un sogno.
Ho temuto,aprendo gli occhi che mi sarei ritrovata nella mia stanza nella casa dei miei genitori, e che tutto fosse stato frutto della mia fantasia.
Ma è bastato pensare a voi, alla vostra voce, ai vostri occhi, al vostro sorriso, alle vostre mani, perchè il cuore mi sobbalzasse nel petto, il respiro si accorciasse, confermando, senza alcun dubbio che è tutto reale.
Finalmente, con un sorriso, ho aperto gli occhi.

Secondo giorno- domenica
La mia mente non vi lascia mai.
In ogni cosa che faccio, anche quando dovrei concentrarmi sulla meditazione, spesso faccio fatica a restare concentrata.
Mi domando cosa stiate facendo, quali siano i vostri pensieri, immagino qualdo tornerò da voi.
I miei pensieri non vi lasciano mai.
Qui è tutto tranquillo, a volte anche troppo, il silanzio è rotto solo dalla preghiera, poche parole si spendono e niente più del necessario.
Mi mancano le lunghe chiacchierate con voi, alla sera dopo il duro lavoro.

Terzo giorno- lunedì
E' solo il terzo giorno senza di voi, eppure mi pare un'eternità.
Mi tengo occupata, aiuto le monache nei loro lavori, mi unisco alle loro preghiere, eppure spesso il mio sguardo è perso nel vuoto, e il sorrido permane sul mio volto.
Le monache si accorgo della mia distrazione, qualcuna, lo vedo mi guarda con un viso arcigno, scuotendo la testa, le più giovani sorridono timidamente, mentre vi è la monaca erborista, la più anziana del convento che mi sorride benevola.
Spesso mi siedo allora vicino a lei e la osservo con grande interesse mentre tritura le sue odorose erbe per i preparati medicacametosi.
Non occorro parole, lei sa. Si è fatta monaca dopo aver invero vissuto e colgo nel suo sguardo che deve aver vissuto un grande amore prima di ritirarsi qui.
Sono rapita dai suo gesti tranquilli, dalle sue conoscenze, mi piacerebbe apprendere da lei, credo che tornerò a trovarla, qualche volta.

Quarto giorno- martedì
Mio signore, questa sera, massimo domattina sarò a casa.
Sto aspettando il frate confessore, in convento si sente dire che dovrebbe arrivere entro sera, spero che sia così, perchè ho voglia di rivedervi, ho voglia di tornare nella nostra casa che tanto mi manca, ma mai quanto voi.
Mi siete mancato e mi mancate, torno a casa.

giovedì 19 giugno 2008

Per le vie del borgo (2)

Amava passeggiare per le vie del borgo, per scoprire ogni volta un angolo nascosto, un balcone fiorito, un vicolo stretto che si apriva inaspettamente su una piccola piazzetta contornata dalle case.
Altre volte invece le piaceva sedersi fuori dal suo uscio aspettando che fosse il borgo a scorrerle davanti agli occhi.
Anche se il vicolo non era molto largo era comunque un percorso abbastanza frequentato, così aveva modo di veder passare lì davanti vari concittadini, per i quali non mancava mai un cenno di saluto, se era un volto nuovo, o qualche amichevole scambio di convenevoli se erano amici o persone note.
Quel giorno era dunque seduta fuori casa, cuciva una nuova coperta per il loro accogliente letto, mentre Grisù giocava lì vicino, inseguendo farfalle e lucertole.
Nell'aria tiepida del pomeriggio, le mani laboriose, la mente libera da pensieri, lo sguardo che si alternava tra il suo lavoro in grembo e la strada, si domandò chi quel giorno sarebbe passato di lì.

Per le vie del borgo

Un altro giorno si era levato, un nuovo sole anche quel mattino iniziava ad illuminare le vie del borgo.
Il risveglio era uno dei momenti che più preferiva. Un sussurro, una carezza e la colazione che l'attendeva in cucina, fresco latte appena munto e un panino tiepido.
Sulla porta di casa lo salutava augurandogli una buona giornata, quindi era la volta dei lavori di casa o del giro al mercato.
Uscendo per la strada incontrava sempre qualche volto nuovo, ma più spesso visi conosciuti di amici con cui scambiarsi qualche confidenza e il buongiorno.
Quella mattina vide Ser Decio che usciva dal suo forno col pane per le taverne e il mercato, sull'uscio di casa lady Shabine che spazzava con buona lena, mentre da un vicolo laterale, sorreggendosi a vicenda e piuttosto bracollanti, sopraggiungevano messere Nartax e messer Peroni, che sicuramente tornavano da una notte di baldoria. Accennò un cenno nella loro direzione, dubitando tuttavia di essere notata, sorridendo tra sè pensando che per i due compagni di bevuta ogni occasione era valida per festeggiare, e domandandosi se anche ser Jackmarmotta avesse fatto parte della compagnia.
Sua cugina Kikka stava aprendo la taverna, e la salutò con un abbraccio, per poi continuare sulla via del mercato.
Sopraggiungeva in direzione opposta messer Palagienensis che eseguì un perfetto inchino in guisa di saluto e con il quale scambiò qualche considerazione in merito ad un'iniziativa che lo vedeva occupato in veste di assesore alle ludiche attività.
Quindi proseguì per la sua strada e si immerse nel vociare del mercato che il campanile batteva le nove.