domenica 7 settembre 2008

Richiamo di casa

5 settembre 1456
Era ora di tornare a casa.
Ormai erano giorni che non riusciva più a prestare la giusta attenzione ai lavori che svolgeva al convento, e ancor meno agli insegnamenti che la suora erborista le stava impartendo.
Anche in quel momento sentiva solo a tratti la voce gentile dell'anziana monaca che con pazienza la stava istruendo "...che va applicato in forma di cataplasma....ma, bambina mia, mi stai ascoltando?"
"Perdonatemi sorella, ho la testa altrove" rispose arrossendo leggermente, in parte per non aver effettivamente ascoltato quello che le veniva detto, ma ancor più se ammetteva quali erano i pensieri che la distraevano, "credo che sia giunto il momento che io torni a casa".
Così abbracciò con sincero affetto la sua maestra di quei giorni, raccolse le sue poche cose, e dopo essersi recata a ringraziare la madre superiora per l'ospitalità ricevuta, uscì dal convento per tornare alla sua dimora e dal suo amato.
Aspettò giusto il tempo di essere fuori vista dell'arcigna suora portinaia, poi, senza pensarci troppo, si sollevò le sottane fino al ginocchio e iniziò a correre giù per l'erto pendio in direzione del borgo, incurante del fatto che quacuno potesse vederla.
Si ricompose solo in prossimità delle prime case, rinfrescandosi il viso al lavatoio alle porte della città e lisciando alla bene meglio le pieghe della gonna un po' sgualcita.
Era così emozionata che quasi le mancava il respiro, si sentiva avvampare il viso al pensiero di rivederlo, come fosse la prima volta e,appena consapevole del brulichio che animava i vicoli, scansava le persone che incontrava sulla via senza realmente vederle.
Presto sarebbe anche passata a salutare gli amici e la cugina alla taverna, ma ora la sua meta era una e una soltanto.
Camminò a passo spedito verso il quartiere degli artigiani sapendo che a qell'ora lo avrebbe sicuramente trovato lì.
Arrivata di fronte alla bottega si specchiò nella vetrina per controllare di essere in ordine e per calmare un po' il battito del suo cuore che le martellava all'impazzata nel petto, e non certo per la corsa, quindi sospinse la porta facendone tintinnare la campanella attaccata ed entrò sorridendo.
"Mio signore....."
...
Attese, col fiato corto e le gambe che quasi non la sorreggevano.
Sentì che il lavoro sul retro si interrompeva, e poteva immaginare il sorriso che si faceva strada su quel volto che aveva avuto impresso negli occhi e nel cuore per tutto il lungo mese di lontananza.
Era così dolce l'attesa di sentire di nuovo il suono della sua voce che provò quasi un senso di vertiggine, gli attimi sembravano eterni, dolorosamente, magnificamante eterni.
- “Mia signora ... bentornata" -.... le salirono lacrime di gioia agli occhi....mentre il cuore che le martellava nelle orecchie le fece perdere il resto della frase..... ma nulla aveva importanza, se non il fatto di essere di nuovo lì, e si gettò tra le sua braccia, cercando un bacio a cui nessuno dei due avrebbe detto "basta".

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