giovedì 4 settembre 2008

Notte

23 agosto 1456
Quella notte il convento era più silenzioso del solito.
Nella sue attese notturne aveva imparato a percepire il respiro di quei muri e la vita che racchiudevano.
Era seduta nel vano della finestra della sua cella, piccolo occhio sul cielo stellato, che le permetteva di vederla arrivare, ogni sera, da che era entrata in ritiro.
Anche quella notte lei era lì ad attenderla.
E la luna arrivò.
Dapprima il solo chiarore, poi il suo viso silenzioso e pallido comparve nel riquadro delimitato della finestra.
E come ogni volta la riportava da lui.
Restava a fissarla e ad ascoltarla finchè non scompariva dalla sua vista, e oltre.
Le affidava tutte le parole destinate al suo amato.
Poi un bacio della buonanotte, quindi si coricava, un giorno in meno di attesa, un giorno più vicina al momento in cui avrebbe potuto riabbracciarlo.

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