Aprì gli occhi.
Era di nuovo notte, ma era a casa, nel suo letto.
Anche senza girarsi poteva sentire il respiro profondo e regolare del suo amato, che dormiva accanto a lei.
Dunque aveva sognato. Le sue più profonde paura avevano generato quel sogno, o meglio, quell'incubo.
Aspettò qualche attimo che il ritmo del cuore tornasse regolare, poi si girò lentamente, non voleva svegliarlo, e stette per un po' ad osservarlo.
Seguì con lo sguardo i lineamenti del volto, i tratti distesi nel sonno ristoratore, la piega della bocca accennava un sorriso.
L'incavo del collo sembrava fatto apposta per attirare i suoi baci, adorava affondarvi il viso, respirare il suo odore, inebriarsi del suo profumo.
Scese sulla spalla robusta e abbronzata, su cui era solita posare il capo ogno notte, per addormentarsi cullata dal battito del suo cuore.
Lui era lì, come aveva sempre promesso.
Come aveva potuto, anche solo in sogno, dubitare di ciò?
come aveva potuto essere così sciocca?
Era lì per lei e con lei.
Si avvicinò leggera e sussurrò in un soffio al suo orecchio due parole, che sapeva sarebbero arrivate direttamente al cuore e che solo lui poteva sentire.
"Grazie" mormorò ancora a fior di labbra, mentre già si rannicchiava vicino, lasciando che il suo braccio, protettivo anche nel sonno, la cingesse e l'attirasse a lui.
Ora poteva riaddormentarsi, sicura che gli incubi non sarebbero tornati.
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