domenica 20 luglio 2008

Quella mattina

19 luglio 1456
Lo aveva sentito alzarzi, come ogni mattina, poco dopo essersi finalmente coricata. Ad occhi chiusi aveva risposto con un lieve mugolio e un sorriso ai teneri gesti con cui ogni volta le augurava il buongiorno prima di recarsi al lavoro.
Eppure quel giorno, allungando la mano nella metà vuota del letto, sperò di averlo solo immaginato, poichè, svegliandosi, provò un senso di solitudine che non riusciva ad allontanare.
Per un breve, lungo attimo, odiò il lavoro al forno, che con tanta passione svolgeva, ma che la obbligava a restar fuori buona parte della notte,rubandole momenti preziosi e insostituibili.
Da quando erano giunti a Montepulciano, così pochi momenti liberi avevano avuto, così pochi momenti in cui esser solo loro due.
Le mancavano le lunghe chiacchierate alla sera, di fronte al focolare, gli attimi durante il giorno rubati al lavoro o al pranzo,non avevano neanche più un loro posto "segreto" in cui darsi appuntamento per essere semplicemnte loro due, uno per l'altro.
Si spostò sull'altro lato del letto per assaporare e rubare il suo odore dal cuscino, ed improvvisamnte, calde lacrime iniziarono a sgorgare dai suoi occhi, rotolando lente sul suo viso.
Non provò a fermarle, era un pianto silenzioso, senza singhiozzi, quasi una pioggia d'autunno, nata come a lavare il suo cuore e i suoi occhi.
Restò per lungo tempo così, abbracciata al cuscino, semplicemente aspettando che si esaurisse da solo, e assaporando la spossatezza che sempre sopraggiunge dopo un lungo pianto.
E se anche per un attimo pensò ai lavori da fare, alle pecore da accudire, al pane da consegnare in taverna, tutto svanì, sostituito nuovamente dal sonno che le impose di chiudere ancora una volta gli occhi, gonfi di pianto, piccole lacrime, come diamanti, imprigionate tra le ciglia.
Forse, almeno, lo avrebbe sognato.

Nessun commento: