domenica 29 giugno 2008

Ora basta

29 giugno 1456
Le elezioni si erano concluse, con la riconferma del sindaco già in carica.
Ora si augurava solo che gli animi si placassero un po' e si ritornasse al clima sereno in cui le serate in taverna erano fonte di svago e di allegria.
La giornata invero era trascorsa senza guerriglie interne e piccole frecciatine.
Ma la cosa che più la faceva felice erano i momenti che poteva trascorrere con Cicuta, momenti che negli ultimi giorni erano stati funestati dalle tensioni percepibili in città.
Non che tra di loro avessero mai da discutere, ma vi era una sorta di nervosismo palpabile nell'aria che sembrava impedire sereni rapporti tra tutti.
La sua gioia era si grande invece, quando tornando a casa dopo la notte al forno, veniva accolta da un tenero abbraccio che mai le veniva negato.
Proprio quella notte le erano passati per la mente alcuni pensieri, riflessioni che la mente fa mentre le braccia sono occupate al lavoro.
Cercare di metter tutti daccordo era cosa ardua, e spesso, nel tentativo di placare un animo, o di consolarne un altro aveva, invero involontariamente, ferito la persona con cui divideva il suo cammino.
Spesso, per cercar di compiacere gli "estranei" diamo per scontato l'amore che abbiamo, credendo che ogni nostra azione sarà capita solo perchè vi è un sentimento profondo.
Mai smettere di parlare, di comunicare, si augurava di aver capito la lezione.

Ascolta la notte

28 giugno 1456
Le ombre pigramente si allungano, la sera cede il passo alla notte.
Tutto intorno il borgo si placa, la quiete diventa silenzio.
La porta è aperta sulla notte.
Di notte anche i piccoli rumori si sentono, quelli che di giorno vanno
persi nel tramestio che anima la città.
Così lei può sentire.
Ecco, là un cane abbaia alla luna, più vicino un bimbo piange, e si
ode un canto sommesso ad allontanare i suoi incubi.
Nell'aria profumi.
Erba tagliata e fiori di campo, si mescolano a fragranze di pane.
Il forno si arrossa di braci incandescenti e le sue mani impastano,
il pane prende forma, dove prima vi erano solo farina e acqua.
Quando gli altri dormono,lei lavora.
La notte le piace, non occorre parlare, solo ascoltare.
Ascolta i rumori, ascolta i silenzi, ascolta il vento, ascolta il suo cuore,
ascolta il respiro di un uomo, del suo uomo.
Ormai albeggia, si corica senza far rumore, la pelle odora di farina, e si lascia cullare dal ritmo cadenzato del respiro dell'uomo.
Presto lui si alzerà, così cerca il calore del suo abbraccio, che non manca mai di accoglierla al suo arrivo, anche se pare dormire.
Lei invece ancora non dorme,la notte scolora, ascolta sussuri, ascolta profumi.

venerdì 27 giugno 2008

Le imminenti elezioni

27 giugno 1456
Il suo forno stava procedendo bene, aveva venduto la prima infornata alla cugina per la sua taverna, e aveva deciso di produrre, come sua specialità, i biscotti di meliga di cui era golosa sin da bambina.
Nel frattempo il borgo era in subbuglio per le imminenti elezioni del nuovo sindaco e fazioni di ambo le parti si scontravano più o meno apertamente, oltre che onestamente.
A dire il vero una della due fazioni era più agguerrita, forse perchè in fondo non aveva la coscienza troppo pulita, e cercava, buttendo fumo negli occhi, di ottenere una ragione che invero non le spettava troppo.
Non che la prima amministrazione di Montepulciano si potesse considerare un totale fallimento, questo proprio no, ma molto punti sarebbero stati da rivedere, se solo qualcuno avesse avuto un briciolo di umiltà da ammetterlo, cercando magari anche i consigli di chi in quel campo era già un po' più esperto.
Ancora un paio di giorni e si sarebbero avuti i risultati definitivi, anche se per il momento sembrava che un nuovo sindaco si sarebbe insediato in munucipio.
Se così fosse stato, era già stata avvisata che i suoi consigli (frutto solo di buon cuore e per nulla di esperienza, era la prima ad ammetterlo) sarebbero stati preziosi e ben graditi, al punto che le era stato persino proprosto un posto come consigliera personale. E la cosa l apreoccupava non poco, in parte per timore di non essere all'altezza, ma soprattutto per la reazione che avrebbe potuto avere Cicuta, che nella sua tenerezza, non nascondeva un pizzico di gelosia, legata di sicuro al suo timore di perderla.
Ma questa è un'altra storia. Una storia di ferite passate, di silenzi e di segreti ancora celati nell'animo di quel tenero ma tenebroso uomo che le aveva rapito il cuore.

mercoledì 25 giugno 2008

Panetteria "La Briciola"


Erano stati giorni di grandi preparativi.
Tutto era iniziato un mattino, quando, aggirandosi come suo solito nel borgo, aveva scoperto un nuovo "tesoro".
Un piccolo, vecchio e un po' malconcio forno.
Se ne era subito innamorata, così in breve tempo era riuscita ad acquistalo, col desiderio di rimetterlo in funzione quanto prima.
Perciò ogni minuto libero da altri lavori lo trascorreva lì, pulendo, rassettanto, riordinando, mentre l'instacabile mastro Cicuta riparva scaffali, serramenti e quant'altro fosse da aggiustare.
E finalmente quel giorno tutto era pronto: le scorte di farina e legna sistemate nel retro, le scansie pulite e pronte ad accogliere i pani fragranti, le braci arrossate a riscaldare il forno.
Stava osservando orgogliosa tutto questo, quando si sentì cingere i fianchi da due robuste braccia, mentre una voce, al cui semlice suono vibrava, le sussurrava all'orecchio :" Mia signora, ho una sospresa per voi, chiudete gli occhi".
Obbedì sorridendo e si lasciò condurre fuori, e quando ne ebbe il permesso sollevò lo sguardo su....

..." Mio signore, è bellissima! quando l'avete fatta?immagino in questi giorni che io ero in ritiro? Ma tutto il lavoro che avete, siete riuscito anche a trovare il tempo per questo....io sono senza parole"
Così dicendo si voltò per sfiorare le sua labbra di un tenero bacio, che ringraziamento migliore non avrebbe trovato.
Poi accortasi di esser sulla pubblica via, arrossì leggermente, senza però riuscire a celare completamente un sorriso sbarazzino, per poi tornare all'interno del locale per assicurarsi un'ultima volta che tutto fosse pronto per l'inaugurazione de "La Briciola".

I giorni del ritiro

21-24 giugno 1456
I preparativi per rimettere a posto la vecchia panetteria erano stati faticosi, se sommati ai lavori che già normalmente svolgeva. Inoltre era da un po' di tempo che aveve trascurato lo spirito, così decise di prendersi quattro giorni di pausa, per un breve ritiro spirituale presso le monache del vicino convento.
Ne sentiva la necessità, anche se era al contempo rattristata della temporanea separazione da Cicuta che questo avrebbe comportato.
Perciò nei giorni seguenti decise di scrivere alcuni brevi pensieri che gli avrebbe dato al suo ritorno.

Primo giorno-sabato
Nessun bacio, nessuna carezza stamattina ad invitarmi dolcemente ad aprire gli occhi sul nuovo giorno.
E per un lungo inteminabile attimo ho temuto che ciò che fino ad ora è stato fosse solo un meraglioso sogno, ma pur sempre solo un sogno.
Ho temuto,aprendo gli occhi che mi sarei ritrovata nella mia stanza nella casa dei miei genitori, e che tutto fosse stato frutto della mia fantasia.
Ma è bastato pensare a voi, alla vostra voce, ai vostri occhi, al vostro sorriso, alle vostre mani, perchè il cuore mi sobbalzasse nel petto, il respiro si accorciasse, confermando, senza alcun dubbio che è tutto reale.
Finalmente, con un sorriso, ho aperto gli occhi.

Secondo giorno- domenica
La mia mente non vi lascia mai.
In ogni cosa che faccio, anche quando dovrei concentrarmi sulla meditazione, spesso faccio fatica a restare concentrata.
Mi domando cosa stiate facendo, quali siano i vostri pensieri, immagino qualdo tornerò da voi.
I miei pensieri non vi lasciano mai.
Qui è tutto tranquillo, a volte anche troppo, il silanzio è rotto solo dalla preghiera, poche parole si spendono e niente più del necessario.
Mi mancano le lunghe chiacchierate con voi, alla sera dopo il duro lavoro.

Terzo giorno- lunedì
E' solo il terzo giorno senza di voi, eppure mi pare un'eternità.
Mi tengo occupata, aiuto le monache nei loro lavori, mi unisco alle loro preghiere, eppure spesso il mio sguardo è perso nel vuoto, e il sorrido permane sul mio volto.
Le monache si accorgo della mia distrazione, qualcuna, lo vedo mi guarda con un viso arcigno, scuotendo la testa, le più giovani sorridono timidamente, mentre vi è la monaca erborista, la più anziana del convento che mi sorride benevola.
Spesso mi siedo allora vicino a lei e la osservo con grande interesse mentre tritura le sue odorose erbe per i preparati medicacametosi.
Non occorro parole, lei sa. Si è fatta monaca dopo aver invero vissuto e colgo nel suo sguardo che deve aver vissuto un grande amore prima di ritirarsi qui.
Sono rapita dai suo gesti tranquilli, dalle sue conoscenze, mi piacerebbe apprendere da lei, credo che tornerò a trovarla, qualche volta.

Quarto giorno- martedì
Mio signore, questa sera, massimo domattina sarò a casa.
Sto aspettando il frate confessore, in convento si sente dire che dovrebbe arrivere entro sera, spero che sia così, perchè ho voglia di rivedervi, ho voglia di tornare nella nostra casa che tanto mi manca, ma mai quanto voi.
Mi siete mancato e mi mancate, torno a casa.

giovedì 19 giugno 2008

Per le vie del borgo (2)

Amava passeggiare per le vie del borgo, per scoprire ogni volta un angolo nascosto, un balcone fiorito, un vicolo stretto che si apriva inaspettamente su una piccola piazzetta contornata dalle case.
Altre volte invece le piaceva sedersi fuori dal suo uscio aspettando che fosse il borgo a scorrerle davanti agli occhi.
Anche se il vicolo non era molto largo era comunque un percorso abbastanza frequentato, così aveva modo di veder passare lì davanti vari concittadini, per i quali non mancava mai un cenno di saluto, se era un volto nuovo, o qualche amichevole scambio di convenevoli se erano amici o persone note.
Quel giorno era dunque seduta fuori casa, cuciva una nuova coperta per il loro accogliente letto, mentre Grisù giocava lì vicino, inseguendo farfalle e lucertole.
Nell'aria tiepida del pomeriggio, le mani laboriose, la mente libera da pensieri, lo sguardo che si alternava tra il suo lavoro in grembo e la strada, si domandò chi quel giorno sarebbe passato di lì.

Per le vie del borgo

Un altro giorno si era levato, un nuovo sole anche quel mattino iniziava ad illuminare le vie del borgo.
Il risveglio era uno dei momenti che più preferiva. Un sussurro, una carezza e la colazione che l'attendeva in cucina, fresco latte appena munto e un panino tiepido.
Sulla porta di casa lo salutava augurandogli una buona giornata, quindi era la volta dei lavori di casa o del giro al mercato.
Uscendo per la strada incontrava sempre qualche volto nuovo, ma più spesso visi conosciuti di amici con cui scambiarsi qualche confidenza e il buongiorno.
Quella mattina vide Ser Decio che usciva dal suo forno col pane per le taverne e il mercato, sull'uscio di casa lady Shabine che spazzava con buona lena, mentre da un vicolo laterale, sorreggendosi a vicenda e piuttosto bracollanti, sopraggiungevano messere Nartax e messer Peroni, che sicuramente tornavano da una notte di baldoria. Accennò un cenno nella loro direzione, dubitando tuttavia di essere notata, sorridendo tra sè pensando che per i due compagni di bevuta ogni occasione era valida per festeggiare, e domandandosi se anche ser Jackmarmotta avesse fatto parte della compagnia.
Sua cugina Kikka stava aprendo la taverna, e la salutò con un abbraccio, per poi continuare sulla via del mercato.
Sopraggiungeva in direzione opposta messer Palagienensis che eseguì un perfetto inchino in guisa di saluto e con il quale scambiò qualche considerazione in merito ad un'iniziativa che lo vedeva occupato in veste di assesore alle ludiche attività.
Quindi proseguì per la sua strada e si immerse nel vociare del mercato che il campanile batteva le nove.