martedì 29 luglio 2008

Temporale estivo

29 luglio 1456
Il temporale era passato.
Era iniziato in modo sommesso, un cupo brontolio, quasi timoroso di ciò che stava per accadere.
Le nubi si erano rapidamente incupite, assembrandosi veloci.
Poi i lampi: bagliori repentini a preannunciare lo sfogo.
Quindi i tuoni: roboanti e violenti,quasi che il cielo sgridasse la terra.
E infine la pioggia: un attimo prima grosse goccie sporadiche, pianto trattenuto a stento, e improvviso, lo scroscio, sfogo imperioso di potenza celeste.
Pochi minuti.
Un raggio di sole aveva squarciato le nubi,che leste si erano diradate su di un morbido tramonto
che languidamente arrossava ogni cosa.
Ronaele uscì nel piccolo orto a terrazza dietro casa che si affacciava sulle colline toscane.
Dal suolo odore di terra bagnata, nell'aria il cinguettio degli uccelli che, dopo essersi rifugiati,
tornavano a librarsi nel cielo.
Sorridendo osservava lo spettacolo della natura, magnifica rappresentazione della perfezione del creato, la pioggia al pari utile del sole, similmente alla vita, quando il pianto compensa i momenti di gioia, perchè essa sia apprezzata.
Per vedere l'arcobaleno è necessaria la pioggia

lunedì 28 luglio 2008

Malinconie

28 luglio 1456 http://intlforum.renaissancekingdoms.com/viewtopic.php?t=82425&sid=870d951d955caef658b5d60ac7578fda
Lo vide, seduto su di una roccia.
E, in silenzio, semplicemente, si sedette vicino a lui.
Fissava un punto indefinito all'orizzonte.
Lo sguardo di lei andò semplicemente, nella stessa direzione.
Cercò la sua mano e restò così, semplicemente.

martedì 22 luglio 2008

Nel suo abbraccio

Aprì gli occhi.
Era di nuovo notte, ma era a casa, nel suo letto.
Anche senza girarsi poteva sentire il respiro profondo e regolare del suo amato, che dormiva accanto a lei.
Dunque aveva sognato. Le sue più profonde paura avevano generato quel sogno, o meglio, quell'incubo.
Aspettò qualche attimo che il ritmo del cuore tornasse regolare, poi si girò lentamente, non voleva svegliarlo, e stette per un po' ad osservarlo.
Seguì con lo sguardo i lineamenti del volto, i tratti distesi nel sonno ristoratore, la piega della bocca accennava un sorriso.
L'incavo del collo sembrava fatto apposta per attirare i suoi baci, adorava affondarvi il viso, respirare il suo odore, inebriarsi del suo profumo.
Scese sulla spalla robusta e abbronzata, su cui era solita posare il capo ogno notte, per addormentarsi cullata dal battito del suo cuore.
Lui era lì, come aveva sempre promesso.
Come aveva potuto, anche solo in sogno, dubitare di ciò?
come aveva potuto essere così sciocca?
Era lì per lei e con lei.
Si avvicinò leggera e sussurrò in un soffio al suo orecchio due parole, che sapeva sarebbero arrivate direttamente al cuore e che solo lui poteva sentire.
"Grazie" mormorò ancora a fior di labbra, mentre già si rannicchiava vicino, lasciando che il suo braccio, protettivo anche nel sonno, la cingesse e l'attirasse a lui.
Ora poteva riaddormentarsi, sicura che gli incubi non sarebbero tornati.

L'incubo

E il sogno arrivò, anche se non era proprio quello che averebbe desiderato.
Era di nuovo al vecchio ulivo. Il volto pallido della luna si rifletteva in miriadi di pagliuzze argentate sul mare appena increspato, una leggera brezza giocava tra le fronde. Le era familiare quel luogo, a cui legava ricordi felici e meravigliosi, momenti che avevano cambiato il corso della sua vita.
Si guardò intorno,non poteva essere sola, lui doveva essere lì.
Con la coda dell'occhio colse un movimento che sfuggiva, nascondersi dietro il rugoso tronco.
Sorrise.
Un gioco.
Girò dall'altra parte , sicura di trovarlo, pronta a lascirsi andare tra le sue braccia, ma non lo vide.
Ecco, il movimento ora era un po' più in là.
Fece qualche passo per raggiungerlo, ma anche questa volta, niente.
Ogni volta che volgeva lo sguardo le pareva di scorgerlo, che fosse lui, invece tutte le volte si ritrovava sola.
Ad un tratto una nuvola minacciosa oscurò la luce della luna, all'improvviso ogni rumore tacque, tutto era immobile, anche la brezza dal mare non soffiava più.
Iniziò ad avere paura.
"Mio signore, vi prego, fatevi vedere, non vi trovo"-volgeva lo sguardo per ogni dove, affannata- "non mi piace più questo gioco, mi state spaventando".
Doveva essere lì, non poteva essere sola, glielo aveva promesso, non l'avrebbe mai lasciata.
Il cuore accelerò i battiti, ormai lo cercava dovunque, quasi che un filo d'erba, un sasso, potessero nascondelo.
Una lacrima, poi un'altra ancora " Aiuto, mio signore, dove siete?"

domenica 20 luglio 2008

Quella mattina

19 luglio 1456
Lo aveva sentito alzarzi, come ogni mattina, poco dopo essersi finalmente coricata. Ad occhi chiusi aveva risposto con un lieve mugolio e un sorriso ai teneri gesti con cui ogni volta le augurava il buongiorno prima di recarsi al lavoro.
Eppure quel giorno, allungando la mano nella metà vuota del letto, sperò di averlo solo immaginato, poichè, svegliandosi, provò un senso di solitudine che non riusciva ad allontanare.
Per un breve, lungo attimo, odiò il lavoro al forno, che con tanta passione svolgeva, ma che la obbligava a restar fuori buona parte della notte,rubandole momenti preziosi e insostituibili.
Da quando erano giunti a Montepulciano, così pochi momenti liberi avevano avuto, così pochi momenti in cui esser solo loro due.
Le mancavano le lunghe chiacchierate alla sera, di fronte al focolare, gli attimi durante il giorno rubati al lavoro o al pranzo,non avevano neanche più un loro posto "segreto" in cui darsi appuntamento per essere semplicemnte loro due, uno per l'altro.
Si spostò sull'altro lato del letto per assaporare e rubare il suo odore dal cuscino, ed improvvisamnte, calde lacrime iniziarono a sgorgare dai suoi occhi, rotolando lente sul suo viso.
Non provò a fermarle, era un pianto silenzioso, senza singhiozzi, quasi una pioggia d'autunno, nata come a lavare il suo cuore e i suoi occhi.
Restò per lungo tempo così, abbracciata al cuscino, semplicemente aspettando che si esaurisse da solo, e assaporando la spossatezza che sempre sopraggiunge dopo un lungo pianto.
E se anche per un attimo pensò ai lavori da fare, alle pecore da accudire, al pane da consegnare in taverna, tutto svanì, sostituito nuovamente dal sonno che le impose di chiudere ancora una volta gli occhi, gonfi di pianto, piccole lacrime, come diamanti, imprigionate tra le ciglia.
Forse, almeno, lo avrebbe sognato.

lunedì 14 luglio 2008

Nubi passeggere

Quando non erano assieme i suoi occhi lo cercavano sempre, e anche quella mattina lo scorse in lontananza mentre si recava alla stalla delle sue mucche.
E capì semplicemente dalla sua andatura che quello era uno dei giorni in cui una fatalistica malinconia lo coglieva, spingendolo a cercare la quiete della solitudine, dove i suoi pensieri potevano vagare liberi.
Avevemo parecchi modi per comunicare: parlavano molto, rubando qual e là attimi dal molto lavoro o alla sera nella tranquillità della dimora, ma anche con un semplice sguardo, un sorriso, o il silenzio sapevano rivelarsi tante cose.
E nei silenzi, che solo di rado faceva fatica ad accettare, potevano racchiudere momenti lieti o temporanei rabbuiamenti, ma mai mancavano di capirsi.
Da questi pensieri la sua mente la portò a pensare che invece non lo aveva mai visto piangere in sua presenza, mentre per contro tante lacrime aveva versato lei, sempre dolcemente asciugate da quelle forti mani che sapevano essere lievi come una piuma, le sua preoccupazzioni cancellate dalla calma che sempre emanavano le sue parole.
Stava già pensando di lasciarlo solo come sembrava desiderare, quando invece decise di ascoltare le sue sensazioni, e senza indugio si diresse alla stalla nella speranza di cancellare con la dolcezza di un abbraccio le nubi che oscuravano il volto e l'animo del suo amato.

sabato 12 luglio 2008

Novità in città


Da qualche giorno il borgo era in fermento e si respirava un aria di allegria.
La cugina Kikka aveva indetto un concorso per decretare i due abitanti più meritevoli della città, o per meglio dire, Ronaele lo aveva inteso tale.
In effetti era qualcosa di meno elevato, era più un gioco scherzoso per stabilire la dama e il cavaliere più belli di Montepulciano.
Lei inizialmente era stata un po' restia a partecipare a tale evento, ma poi in effetti si era decisa.
Che male poteva esserci nel portare un po' di allegria dopo molto giorni di tensione e polemica.
Così infine si era iscritta.
Aveva scelto con cura l'abito da indossare (non che avesse molto da scegliere, il suo guardaroba non era molto fornito, ma con un po' di ingenio e buon gusto era riuscita a modificare un abito che non metteva invero da un po' di tempo), si era pettinata con pazienza e si era recata alla "sfilata".
Era un po' in imbarazzo a camminare sulla passerella, mentre decine di occhi si puntavano su di lei, e il suo incedere inizialmente era un po' incerto.
Poi aveva preso un po' di coraggio ed ora la cosa non le dispiaceva troppo, anche se la timidezza era chiaramente visibile del colorito roseo che le imporporava la gote.
Non partecipava certo per il premio, ma per essere presente alla vita del borgo, così finita la sfilata, tornò a casa, ripose con cura l'abito nel baule e ritornò serena alla vita di tutti i giorni.
Il verdetto si sarebbe fatto attendere, ma la cosa non la preoccupava neanche un po'.