giovedì 11 settembre 2008

Quella sera

9 settembre 1456
Per la cena di quella sera aveva preparato un pasto un po' più abbondante e sostanzioso per compensare la colazione frettolosa e il pranzo leggero che supponeva Cicuta avesse consumato mentre, ne era quasi sicura, rileggeva gli appunti presi al lezione del mattino.
La porta sulla via era aperta così riconobbe il passo familiare avvicinarsi a casa.
Gli andò incontro sull'uscio, curiosa di sapere come fosse andata la sua prima giornata in università e per accoglierlo con un abbraccio, ma fu costretta a trattenersi, poichè questa volta le tracce del suo passaggio alla stalla erano un po' più evidenti e "odorose".
Sul volto dell'amato un misto di emozioni: il sorriso per la gioia di essere a casa, le braccia aperte e le spalle un po' sollevate come a significare che era stato "costretto" a passare alla stalla, lo sguardo fintamente imbarazzato di un cucciolo che, consapevole di aver fatto una marachella chiede perdono per il semplice fatto di essere un cucciolo...
Provò per un attimo a mantenersi seria, ben sapendo in cuor suo che comunque sarebbe stata solo una finzione, e che mai sarebbe potuta essere in collera col suo amato, soprattutto per una sciocchezza poi, ma già le labbra si increspavano in un sorriso...
...non aveva mai saputo resistere ai cuccioli!
Così gli gettò le braccia al collo in un abbraccio, e, chiudendo la porta alle sue spalle pensò che forse prima di cena sarebbe stato meglio preparare un bel bagno...chissà se la tinozza era grande abbastanza?

Primo giorno di scuola

9 settembre 1456
Quel mattino aveva sentito un po' più di tramestio giù in cucina, nonostante avesse cercato di non far rumore, l'emozione per il primo giorno di lezione doveva averlo reso un po' nervoso ed impacciato.
Per nessun motivo avrebbe rinunciato ad augurargli il buongiorno, così, mentre scendeva dalle scale lo sorprese alle spalle - ”Mio signore, buongiorno...”
- “Mia signora ... buongiorno ... già alzata ? ... vi ho lasciato del fresco latte sul tavolo...”
Non potè trattenere un sorriso, notando che si era messo il vestito buono e aveva cercato di domare un po' la chioma ribelle, e sembrava quasi
che l'essere stato "scoperto" lo imbarazzasse un po'.
Ma il suo lieve rossore lo rendeva ancora più tenero ai suoi occhi e si accorse, un giorno in più, di quanto forte fosse il sentimento che provava per lui.
Poi però, si accorse una piccola imperfezione, che cercò di fargli notare senza aumentare il suo imbarazzo, e pur tuttavia non potendo non sorridere.
- “Pensavate forse che non vi salutassi oggi ? E' giorno per voi importante ... vedo che vi siete riassettato un po', avete fatto bene ... e ditemi avete pensato a tutto giù in stalla?”.
Mentre ascoltava, inutile negarlo, divertita, la risposta balbettante del suo amato, non potè non pensare che in fondo, un po' tutti gli uomini si assomigliano.
Lo aveva già constatato con suo padre e suo fratello, che prima indossavano il vestito buono e poi inspiegabilmente venivano attratti da un qualche lavoro "urgentissimo" che inevitavilmente finiva per lasciare qualche traccia, spesso indelebile, sul tessuto.
In questo caso, per fortuna, niente di così definitivo, solo le scarpe recavano tracce del suo passaggio nella stalla, e un po' di acqua alla fonte avrebbe cancellato il ricordo della Bianchina.
Quindi, prima che uscisse, gli posò un bacio delicato sulle labbra, sussurrandogli un augurio per la giornata.
Restò sull'uscio ad osservarlo mentre con passo svelto si dirigeva all'università, poi rientrò in casa per svolgere i suoi compiti.

domenica 7 settembre 2008

Di pranzi, di feste, di boschi e taverne

7 settembre 1456
Molto era succecco in quei due giorni in cui era tornata finalmente a casa, ma poco di tutto ciò può giungere ad orecchie estranee.
Ma una cosa poteva dirla: il suo signore si apprestava ad intraprendere gli studi nella via dello stato, e, pur avendo già potuto iniziare pochi giorni dopo la sua partenza per il ritiro, aveva invece atteso il suo ritorno, per condividere con lei anche quel nuovo successo.

Così, poichè per carattere era piuttosto schivo e riservato, pensò per buona parte della notte se fosse opportuno organizzare almeno un rinfresco per festeggiare l'inizio degli studi per i quali la sera precedente aveva fatto richiesta presso il consigliere del principe.
Si risolse per un doppio festeggiamento, il primo dei quali sarebbe stato strettamente privato.
Così, quella mattina, approfittando del fatto che lui si era recato alla stalla ad accudire gli animali, preparò un delizioso pranzetto con i migliori ingredienti reperiti al mercato e insaporito con gli aromi dell'orto, mettendo nella preparazione ancora maggior cura ed attenzione del solito.
Di ritorno dal mercato, nel frattempo, era passata in taverna dalla cugina per chiedere il suo aiuto nell'allestire un brindisi per quella sera per festeggiare il suo amato...la cugina era molto brava ad organizzare questo tipo di eventi.
Quindi, finito di cucinare, ripose tutto in un piccolo canestro di vimini, vi aggiunse una bottiglia di vino che teneva in serbo per le grandi occasioni, e prese una vecchia coperta dal baule.
Uscì di casa andandogli incontro alla stalla, e presolo sottobraccio, sorridendo, gli disse - Oggi vi porto a pranzo fuori!-
Non lo condusse nella direzione del frutteto (si diceva che fosse troppo "frequentato"), ma piuttosto andarono verso il bosco, dove sapeva esserci una piccola radura lontano da sguardi curiosi e indiscreti.
Avrebbe pensato più tardi a come convincerlo a passare in tavena per la piccola festa a sorpresa.
Così,in una tiepida domenica di fine estate imboccarono un piccolo sentiero e il verde fogliame, come un sipario, li celò al resto del mondo per buona parte del giorno.

Richiamo di casa

5 settembre 1456
Era ora di tornare a casa.
Ormai erano giorni che non riusciva più a prestare la giusta attenzione ai lavori che svolgeva al convento, e ancor meno agli insegnamenti che la suora erborista le stava impartendo.
Anche in quel momento sentiva solo a tratti la voce gentile dell'anziana monaca che con pazienza la stava istruendo "...che va applicato in forma di cataplasma....ma, bambina mia, mi stai ascoltando?"
"Perdonatemi sorella, ho la testa altrove" rispose arrossendo leggermente, in parte per non aver effettivamente ascoltato quello che le veniva detto, ma ancor più se ammetteva quali erano i pensieri che la distraevano, "credo che sia giunto il momento che io torni a casa".
Così abbracciò con sincero affetto la sua maestra di quei giorni, raccolse le sue poche cose, e dopo essersi recata a ringraziare la madre superiora per l'ospitalità ricevuta, uscì dal convento per tornare alla sua dimora e dal suo amato.
Aspettò giusto il tempo di essere fuori vista dell'arcigna suora portinaia, poi, senza pensarci troppo, si sollevò le sottane fino al ginocchio e iniziò a correre giù per l'erto pendio in direzione del borgo, incurante del fatto che quacuno potesse vederla.
Si ricompose solo in prossimità delle prime case, rinfrescandosi il viso al lavatoio alle porte della città e lisciando alla bene meglio le pieghe della gonna un po' sgualcita.
Era così emozionata che quasi le mancava il respiro, si sentiva avvampare il viso al pensiero di rivederlo, come fosse la prima volta e,appena consapevole del brulichio che animava i vicoli, scansava le persone che incontrava sulla via senza realmente vederle.
Presto sarebbe anche passata a salutare gli amici e la cugina alla taverna, ma ora la sua meta era una e una soltanto.
Camminò a passo spedito verso il quartiere degli artigiani sapendo che a qell'ora lo avrebbe sicuramente trovato lì.
Arrivata di fronte alla bottega si specchiò nella vetrina per controllare di essere in ordine e per calmare un po' il battito del suo cuore che le martellava all'impazzata nel petto, e non certo per la corsa, quindi sospinse la porta facendone tintinnare la campanella attaccata ed entrò sorridendo.
"Mio signore....."
...
Attese, col fiato corto e le gambe che quasi non la sorreggevano.
Sentì che il lavoro sul retro si interrompeva, e poteva immaginare il sorriso che si faceva strada su quel volto che aveva avuto impresso negli occhi e nel cuore per tutto il lungo mese di lontananza.
Era così dolce l'attesa di sentire di nuovo il suono della sua voce che provò quasi un senso di vertiggine, gli attimi sembravano eterni, dolorosamente, magnificamante eterni.
- “Mia signora ... bentornata" -.... le salirono lacrime di gioia agli occhi....mentre il cuore che le martellava nelle orecchie le fece perdere il resto della frase..... ma nulla aveva importanza, se non il fatto di essere di nuovo lì, e si gettò tra le sua braccia, cercando un bacio a cui nessuno dei due avrebbe detto "basta".

giovedì 4 settembre 2008

Notte

23 agosto 1456
Quella notte il convento era più silenzioso del solito.
Nella sue attese notturne aveva imparato a percepire il respiro di quei muri e la vita che racchiudevano.
Era seduta nel vano della finestra della sua cella, piccolo occhio sul cielo stellato, che le permetteva di vederla arrivare, ogni sera, da che era entrata in ritiro.
Anche quella notte lei era lì ad attenderla.
E la luna arrivò.
Dapprima il solo chiarore, poi il suo viso silenzioso e pallido comparve nel riquadro delimitato della finestra.
E come ogni volta la riportava da lui.
Restava a fissarla e ad ascoltarla finchè non scompariva dalla sua vista, e oltre.
Le affidava tutte le parole destinate al suo amato.
Poi un bacio della buonanotte, quindi si coricava, un giorno in meno di attesa, un giorno più vicina al momento in cui avrebbe potuto riabbracciarlo.