
6 agosto 1456
Si svegliò nel cuore della notte.
Tutto era silenzio e immobilità.
Cercando di non fare rumore, si alzò piano del letto e scese in cucina, attenta che lo scricchiolio degli scalini non tradisse i suoi passi.
Aveva sete, ma non era stato quello a svegliarla, quanto piuttosto il richiamo ancestrale della luna, pallido lume,eppure faro nella notte, capace, con discrezione, di render nitidi i contorni del mondo.
Uscì sul retro della casa e lei era lì, come l'attendesse, muta compagna dei giorni a venire, piccola falce dipinta nel cielo, squarcio di luce argentea nel manto blu delle notte.
Un mese.
Un intero ciclo dell'astro a lei caro e il cui marchio portava impresso sulla spalla, sarebbe passato prima di rivederlo.
Eppure, anche nella distanza fisica, niente li avrebbe allontanati l'uno dall'altro.
La solidità del loro sentimento non sarebbe stata scalfita da quel periodo di separazione.
Lo sapeva, eppure un velo di tristezza le passò per un attimo davanti agli occhi, subito scacciato dal pensiero che l'attesa del ritorno
avrebbe amplificato la gioia del ritrovarsi ancora e sempre insieme.
Ogni notte avrebbe lasciato il suo messaggio alla luna, sorridendole come al volto dell'amato, sicura che, come dall'altro lato di uno specchio,il suo signore avrebbe fatto lo stesso. A lei, culla dei loro sogni, avrebbero affidato i loro sguardi, i loro sussurri, i loro desideri.
Mormorò un'ultima preghiera alla silenziosa signora della notte, poi si voltò per tornare nel tenero abbraccio che l'attendeva al piano di sopra.